Una protagonista senza nome scrive di nascosto un diario senza date in un mondo sull’orlo del collasso, un racconto che si dipana tra le mura di un vecchio convento votato a una nuova religione crudele e severa. Potrebbe sembrare di rileggerci “Il racconto dell’Ancella” di Atwood, così come “Io che non ho conosciuto gli uomini” di Harpman. La tradizione non si può dimenticare, risuona come echi di espedienti narrativi, tuttavia le pagine che scrive Bazterrica risultano meno aride, quasi più dolorose. Una prosa più ispirata ed evocativa, a tratti fiabesca, ricca di personaggi che sembrano spettri in lotta per tornare a esseri vivi o restare nell’aldilà. Le indegne lottano con il proprio corpo e contro il corpo immerse in una teologia del dolore che permea e scandisce le loro esistenze. Essenziale e apocalittico, per quanto la fantascienza e la distopia sembrano ogni giorno più simili al reale quotidiano.
Benedetta
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