Le ragioni per cui fare un figlio sono molteplici. Può essere un gesto egoistico per garantirsi qualcuno che contribuisca al sostentamento della famiglia e che si prenda cura dei genitori una volta anziani. Può essere un atto biologico puramente evoluzionistico, l’istinto di prosecuzione della specie.
Alzando un po’ l’asticella potremmo riconoscere un'occasione di riparazione di un passato affettivo turbolento o doloroso, generando una forma di amore unica, pacificante.
Esiste anche la ragione sociale: fare un figlio rappresenta il compimento di un ciclo e soprattutto un valido indicatore sulla bontà della società stessa. Opinabile certo, ma necessario al mantenimento di una struttura complessa come la civiltà.
Cosa accade quando una donna non vuole figli o non riuscisse ad averne?
Su quest'ultimo presupposto si basa “Il dio per metà donna”: ambientato nella profonda India rurale ma contemporanea, l’infertilità della coppia formata da Kali e Ponna si rivela in tutto il suo dolore. Famiglie e società che non lasciano spazio al libero arbitrio o che non permettono difformità alla tradizione fanno da sfondo al consumarsi lento ma inesorabile del rapporto tra i due protagonisti. In un mondo che ci viene raccontato come pieno di possibilità, la realtà rimane crudele e ruvida quando tutti i tentativi di conformarsi finiscono a vuoto.
Elisabetta
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