Il volume riunisce le raccolte di racconti Varieties of Disturbance e Samuel Johnson Is Indignant, e ci presenta Lydia Davis (vincitrice Booker Prize 2013) nella sua forma più pura: una scrittrice che ha trasformato la brevità in un laboratorio, la frase in un organismo vivente, il linguaggio in un campo di forze.
Le due raccolte, mostrano con chiarezza come Davis non lavori sulla trama, né sulla psicologia in modo tradizionale, ma su qualcosa di più sottile e più radicale: il modo in cui il pensiero si muove, si inceppa, si corregge, si ripete; e come la lingua tenti di afferrare la realtà e la trasformi nel tentativo.
La prosa è distaccata, tenta di decifrare il quotidiano come se fosse un archivio di micro-gesti, micro-fratture e inventa storie, quasi degli haiku, che nascono da dettagli minimi, divenuti improvvisamente lampi rivelatori: ciò che non viene detto in una giuria popolare, un dialogo brevissimo tra cuore testa sul dolore e sulla sopportazione, una donna riflette sulla maternità in una lingua che lavora per negazioni, un semplice incontro di lavoro diventa il detonatore di una crisi identitaria. Una rara occasione per provare l’esperienza di entrare nella testa di una grande scrittrice.
Paola
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