Partendo dall’esilio dei nonni da Jaffa nel 1948 durante la Nabka, Joana Osman intreccia memorie familiari e storia collettiva in un romanzo che attraversa decenni di tensioni mediorientali. La fuga, la perdita della casa, la vita nei campi profughi e le fratture tra comunità che un tempo convivevano, diventano i fili che uniscono generazioni segnate dal conflitto che continua ancora oggi. Con una scrittura limpida e musicale, ionica e priva di retorica, Osman restituisce la complessità di due popoli che portano traumi diversi, di vite ordinarie travolte da decisioni più grandi di loro. Il romanzo non cerca tanto i ben noti colpevoli, bensì comprensione. Ci si affida alle storie e alla loro potenzialità di creare un dialogo. Una lettura intensa e tuttavia accessibile, che illumina il presente senza semplificare.
Paola
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