La graphic novel di Jade Khoo parte da un futuro in cui l’uomo ha reso invivibile la Terra e ha ripiegato sulla Luna, colonizzandola e rendendola coltivabile. Lassù è nata una società che si vuole virtuosa, decisa a tagliare i ponti con il pianeta d’origine per non commettere gli stessi errori.
La cornice fantascientifica è essenziale: il world building si svela a poco a poco e resta volutamente sullo sfondo. Il cuore della storia è il protagonista, un bambino di dieci anni che cresce in un orfanotrofio con il suo percorso di crescita e di accettazione.
Il libro si presenta come un incontro riuscito tra Ursula K. Le Guin e Hayao Miyazaki, sul piano sia narrativo sia grafico. Dalla prima sembra raccogliere l’idea di una fantascienza che usa mondi lontani per interrogare la società umana: la Luna che nasce come utopia, il distacco dal pianeta d’origine, il prezzo che ogni ideale di purezza finisce per chiedere a chi lo abita. Dal secondo, l’attenzione ai gesti minuti della vita quotidiana e il respiro quasi cinematografico delle tavole.
A questo Khoo aggiunge un tratto ad acquerello dalla luce morbida che, in mezzo al brulicare di immagini generate con l’intelligenza artificiale, risulta confortante e nostalgico come un film di animazione anni Novanta.
Benedetta
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